25 novembre 2015

Un conteggio sgradito (seconda parte)

… I cambiamenti che possiamo imputare al tempo non sono per forza un segno di degrado o deterioramento … Se focalizziamo l’attenzione sul punto di partenza del ricordo vediamo che esso scaturisce da una relazione (tra il libro o il film e noi) e dunque bisogna riconoscere che è proprio siffatta relazione a essere cambiata e non necessariamente l’opera o noi. Una relazione che può essersi arricchita, aver acquisito nuova vitalità, ben lungi dall’aver perso in senso o in sostanza … La relazione con il proprio corpo, con se stessi, non è più semplice. Non abbiamo l’occasione di guardarci in uno specchio tutti i giorni e quando accade ci capita di rifuggire il contatto e ci allontaniamo dopo un’occhiata breve o indifferente. Al contrario, qualche volta, ci soffermiamo … Rimane il fatto che è sempre il corpo a dire l’età, anche per chi (uomo o donna che sia) senza darsi tregua e per tutta la vita si accanisce sull'esercizio fisico, il jogging, il salto della corda ed è sempre attento all'alimentazione … Agli occhi più esperti sono subito evidenti gli artifizi grazie ai quali la pelle del viso sembra più liscia, quella del collo meno cadente o i capelli più folti … Arriva il momento in cui cadono le maschere, in cui la cruda verità dell’età si manifesta platealmente, un po’ prima o un po’ dopo, dipende, ma inesorabile … Spesso l’invecchiamento si fa sentire presto e il crollo fisico coniugato a un’età avanzatissima è l’esito ultimo di una lunga storia. A volte nell'aspetto visibile, a volte per disfunzioni interne, il corpo tradisce le persone che, prendono atto di siffatta sconfitta, si sentono anzitutto vittime del loro corpo e rifiutano di ammettere che questa fragile spoglia mortale in via di estinzione sia il sunto del loro essere e della loro identità … Si dice che la solitudine sia uno dei mali più crudeli dell’età avanzata … Il problema sta nel fatto che essa si impone come evidenza intima, ma anche come evidenza esteriore: gli altri tradiscono, disertano, si ritirano, sprofondano nella malattia o muoiono. Non si può invecchiare a lungo senza vedere molti amici cari allontanarsi o scomparire. Il peggio è che ci si abitua. O, almeno, che sembra ci si abitui, come se, non per indifferenza ma bensì per pudore, si rifiutasse di considerare abominevole quella sorte che sappiamo essere comune … Avere la nostra età significa vivere e i suoi segni sono dunque segni di vita … La nostalgia, quella del passato che abbiamo vissuto e quella del passato che avremmo potuto vivere, opera con la sua arma segreta, l’oblio, un’arma affilata che incide al meglio lo spessore dei ricordi e inventa un passato che non è mai esistito. In fondo in fondo sappiamo bene che il paradiso non era così roseo al tempo degli affetti infantili … Quello che ripiangiamo non è mai esistito poiché, al contrario, è la nostra proiezione presente, è la proiezione del nostro desiderio presente che gli dona esistenza … Guardando al passato siamo tutti creatori, degli artisti, ci avviciniamo, ci allontaniamo un po’, al fine di non smettere di osservare e ricomporre il tempo andato … Invecchiare significa sperimentare nuovi rapporti umani, un privilegio che molti non hanno avuto e di cui è bene essere consapevoli … In ogni modo, il problema degli esseri umani è che hanno bisogno degli altri per esistere appieno.
(Marc Augé --- Il tempo senza età ---)

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