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24 febbraio 2017

Egoismo o altruismo? (Seconda Parte).

L’ipotesi del cervello sociale è una teoria che fornisce una spiegazione sul perché il cervello umano sia diventato tanto potente. Sostiene che i nostri simili si sono evoluti in comunità altamente sociali, che richiedevano importanti capacità per interagire con individui differenti, anche con persone con le quali non esisteva alcun legame genetico … Per riuscirci,  occorre non pensare solo a se stessi e ai propri familiari … è importante essere consapevoli dei ruoli e delle responsabilità, saper lavorare su una grande quantità di informazioni … Tutto questo ha comportato un vantaggio evolutivo per le forme più astratte di cognizione e intelligenza … Sebbene l’ipotesi del cervello sociale non può spiegare la ricchezza delle nostre funzioni psichiche, è, però, indubbio che la nostra mente sia fortemente influenzata dalle relazioni interpersonali, anche a livello neurologico … Molte aree cerebrali evidenziano un picco di attività quando i soggetti si soffermano con il pensiero su gruppi o comunità dei quali fanno parte … In generale, pare che siano stati proprio il preoccuparsi degli altri e la volontà di assumere comportamenti amichevoli a fare di noi umani ciò che siamo oggi … Ma ci sono anche dei risvolti negativi, come l’influenza informativa. Se siamo circondati da persone che condividono una certa convinzione su un qualcosa, tenderemo a dichiararci d’accordo anche noi, sebbene non lo siamo, per non attirare l’attenzione … oppure, ci convinceremo davvero che quel pensiero sia esatto, visto che ce lo ripetono in tanti … Allora, coltivare l’abilità di ignorare e non preoccuparsi (comportamento antisociale?) di ciò che pensano gli altri può consentirci di prendere decisioni più valide e arrivare a conclusioni più esatte … Inoltre alcuni hanno imparato a sfruttare i punti deboli del cervello umano, tra cui la fobia sociale (cioè la paura irragionevole di fare qualcosa che comporti il giudizio negativo o l’umiliazione da parte di altri), per piegare la volontà e manipolare le persone, inducendole a fare ciò che si desidera … Vedendo gli altri come essere insignificanti, che esistono soltanto per arrecarci fastidi, potremmo conseguire un numero molto maggiore di obiettivi … Forse essere cattivi non è un bene, ma certamente paga.
(Dean Burnett --- Buoni contro cattivi … da BBC Scienze - Ottobre 2016 ---)

16 febbraio 2017

Egoismo o altruismo? (Prima parte).

La spiegazione dell’apparente proliferare di gesti altruistici è da ricercare proprio nel fatto che essere generosi fa bene (alla salute, all'umore) e addirittura, allunga la vita … Lo stato di benessere che proviamo dopo aver fatto una buona azione pare derivi dalla produzione di sostanze simil-morfiniche, dette endorfine (neurotrasmettitori), a livello cerebrale … Ricercatori statunitensi hanno indicato che le persone meno disponibili a dare una mano sembravano aver sofferto di più per gli eventi traumatici vissuti nel corso dell’anno, con addirittura un aumento della mortalità, a differenza dei soggetti più altruistici … Che cosa accade, allora, nel cervello di chi si comporta con generosità? Uno studio ha dimostrato un’attivazione più evidente, nelle persone altruiste, degli strati superiore e posteriore della corteccia temporale, che consente il riconoscimento degli altri come individui, una condizione essenziale per provare empatia … L’empatia, a sua volta, è associata alla produzione di ossitocina (ormone), nota anche come molecola dell’amore e prodotta in grandi quantità dalle donne durante il parto e da coppie innamorate durante il sesso … Alcuni studi hanno dimostrato che un tenore elevato di ossitocina ha effetti benefici per la salute, come una più rapida cicatrizzazione delle ferite … Ma anche questo ormone ha un lato oscuro: se elevati livelli della sostanza ci fanno diventare più premurosi nei confronti degli amici o verso persone percepite come appartenenti al nostro gruppo, ci rendono però meno disposti nei confronti di chi, invece, viene ritenuto un estraneo.
(Rita Carter --- Buoni contro cattivi … da BBC Scienze - Ottobre 2016 ---)

27 luglio 2016

Il sistema glinfatico.

Le cellule del cervello consumano dal 20-25% dell’energia totale dell’organismo. Durante questo processo sono generate quantità esorbitanti di rifiuti proteici potenzialmente tossici e detriti biologici di altra natura … Per sopravvivere, il cervello deve avere un sistema per liberarsi (ogni giorno) dei detriti … il cervello di un adulto deve eliminare sette grammi di proteine logore (di scarto), che andranno sostituite da proteine nuove … Il bisogno di rimuovere rifiuti potenzialmente tossici potrebbe, in realtà, spiegare il mistero del perché dormiamo, abbandonando lo stato di veglia per un terzo della nostra vita … In buona parte dell’organismo, un’intricata rete di vasi per il trasporto dei liquidi (sistema linfatico) elimina gli scarti proteici dai tessuti. Il liquido che trasporta i rifiuti si sposta lungo questa rete, tra le cellule e intorno a esse. Si raccoglie in piccoli condotti che portano ad altri più grandi, e infine ai vasi sanguigni … Nuove ricerche hanno scoperto un intricato sistema di vasi (sistema glinfatico) che si insinua in ogni parte del cervello, trasportando un fluido (FCS = fluido cerebrospinale) che libera l’organo dalle proteine di scarto e da altre scorie, che possono aggregarsi e diventare tossiche qualora fossero lasciate in sede … In pratica, il fluido cerebrospinale si sposta attraverso una cavità (lo spazio periarterioso, compreso tra cranio e cervello) che circonda un’arteria, spinto dalla pulsazione del sangue … raccolte le scorie dal tessuto cerebrale, il fluido entra nello spazio perivenoso … e dopo un certo percorso le scorie del cervello si spostano nel sistema linfatico e infine si mescolano (nel flusso sanguigno) con le scorie di altri organi, per sfociare infine nei reni o nel fegato … Tale sistema glinfatico potrebbe diventare un bersaglio decisivo per il trattamento di malattie neurologiche come l’Alzheimer o il Parkinson, che scaturiscono dalla formazione di proteine tossiche che il cervello non riesce a smaltire.

(Maiken Nedergaard & Steven A. Goldman --- Grandi pulizie tra i neuroni … da Le Scienze- Maggio 2016 ---) 


22 dicembre 2015

Proprietà emergente.

L’essere coscienti costituisce una proprietà emergente. Ovviamente, non soltanto l’uomo ha una coscienza, ma anche altri esseri viventi. Tuttavia, quando si percorre a ritroso la catena evolutiva, la complessità dell’organismo e della sua attività neurale diminuiscono, sicché si ha ragione di ritenere che diminuisca anche la complessità della coscienza … Una molecola di materia inorganica in movimento non possiede mente o coscienza, ma possiede una piccola porzione di Mind-stuff (sostanza mentale). Negli organismi viventi in cui le molecole si combinino a formare un qualche tipo, anche rudimentale, di sistema nervoso, gli elementi di Mind-stuff si combinano in maniera corrispondente a formare la sensibilità e, qualora sia presente un cervello sufficientemente evoluto, la coscienza … L’universo consiste interamente di Mind-stuff. Una parte di questo si organizza nella forma complessa delle menti umane, che contengono rappresentazioni imperfette del Mind-stuff, come uno specchio che riflette la propria immagine in un altro specchio. Questa rappresentazione imperfetta è ciò che chiamiamo universo materiale … La materia è un’immagine mentale nella quale il Mind-stuff è la cosa rappresentata. La ragione, l’intelligenza e la volontà sono proprietà di un complesso costituito da elementi che, in se stessi, non sono né razionali, né intelligenti, né coscienti.
(William Kingdom Clifford --- Etica, scienze e fede ---)

29 settembre 2015

Esseri viventi ... sistemi autorigeneranti.

Il progresso decisivo è stato quello di abbandonare la concezione cartesiana della mente come cosa … Mente e coscienza sono, in realtà, dei processi … L’intuizione è stata quella di identificare la cognizione (il processo della conoscenza) con il processo della vita … L’attività organizzativa dei sistemi viventi è un’attività mentale. Le interazioni di tutti gli organismi viventi (piante – animali – uomini) con il loro ambiente sono interazioni cognitive … per cui vita e cognizione sono inscindibilmente connesse … Ogni organismo vivente si rinnova ininterrottamente, poiché le sue cellule demoliscono e ricostruiscono strutture, tessuti e organi, sostituendone le cellule danneggiate. Ma, nonostante queste continue trasformazioni, l’organismo mantiene complessivamente la propria identità … A ogni percezione sensoriale, il sistema nervoso di un organismo cambia lo stato delle proprie connessioni. Ma questi sistemi viventi rimangono comunque autonomi, cioè l’ambiente si limita a innescare i cambiamenti strutturali, ma non li specifica né li dirige … Mantenendosi in un rapporto di interazione col proprio ambiente, un individuo vivente affronterà una serie di cambiamenti strutturali … Tutti gli esseri viventi hanno una storia e porteranno in sé delle tracce del proprio precedente sviluppo … cosicché ogni cambiamento influenza il successivo comportamento dell’organismo stesso … I cambiamenti strutturali all’interno del sistema sono atti cognitivi … La cognizione potrebbe essere definita come un continuo processo in cui, attraverso la vita, viene fatto emergere un mondo … Quindi (nella teoria di Santiago), la mente non è una cosa, una realtà, bensì un processo e il cervello è una particolare struttura attraverso la quale questo processo opera. La relazione tra mente e cervello, orbene, è una relazione tra processo e struttura … Il cervello non è l’unica struttura attraverso la quale il processo di cognizione viene a operare. Infatti, a tale processo, partecipa l’intera struttura dell’organismo, indipendentemente dal fatto che questo organismo abbia un cervello e un sistema nervoso evoluto oppure no … Con la teoria di Santiago (di Maturana e Varela) si supera il dualismo cartesiano fra mente e materia, le quali non appaiono più come appartenenti a due categorie separate, ma possono essere viste come due aspetti (processo e struttura) complementari dell’unico fenomeno della vita … Concludendo, la cognizione è un processo che riguarda tutti i livelli della vita. È un fenomeno molto più ampio della coscienza, che è un tipo particolare di processo cognitivo che emerge quando la cognizione raggiunge un determinato livello di complessità (che richiede l’esistenza di un cervello e di un sistema nervoso evoluto) … La coscienza è l’esperienza vissuta consapevolmente.
(Fritjof Capra --- La scienza della vita ---)

31 luglio 2015

Differenze difficili da cogliere.

Le emozioni sono azioni o movimenti in larga misura pubblici, ossia visibili ad altri nel momento in cui hanno luogo, manifestandosi nel volto, nella voce o in comportamenti specifici … I sentimenti, invece, sono sempre nascosti, come lo sono necessariamente tutte le immagini mentali, invisibili a chiunque salvo che al loro legittimo proprietario … Le emozioni si esibiscono nel teatro del corpo; i sentimenti in quello della mente … Emozioni e sentimenti sono così intimamente legati, in un processo senza soluzione di continuità, che noi tendiamo, comprensibilmente, a pensarli come una cosa sola … Le emozioni precedono i sentimenti, perché nell'evoluzione essi comparvero prima … Le emozioni sono costruite a partire da semplici reazioni che promuovono la sopravvivenza di un organismo e che pertanto si conservano nell'evoluzione.
(Antonio Damasio --- Alla ricerca di Spinoza ---)

24 luglio 2015

Padroni delle nostre azioni?

Oggi, lo scetticismo sul libero arbitrio è tornato di moda … non solo per ragioni filosofiche, bensì prevalentemente scientifiche, grazie anche ai risultati che ci vengono dalle neuroscienze … ma il libero arbitrio sembra essere condizione necessaria della responsabilità morale … cioè indispensabile per dirci responsabili delle nostre decisioni e delle nostre azioni … lo scienziato Benjamin Libet è stato il primo a studiare la relazione tra l’attività cerebrale e l’intenzione cosciente di eseguire un determinato movimento volontario … dai suoi esperimenti emerge che il potenziale di prontezza motoria, che culmina nell'esecuzione del movimento, comincia nelle aree motorie prefrontali del cervello molto prima del momento in cui il soggetto sembra aver preso (circa 350 millisecondi dopo l’instaurarsi del potenziale di prontezza) la decisione … Il processo volitivo sembra quindi prendere avvio inconsciamente, in quanto il cervello si prepara all'azione molto prima che il soggetto divenga consapevole di aver deciso di compiere il movimento … cioè i nostri atti vengono causati da una attività preconscia del cervello, che entra nella coscienza dell’individuo soltanto in un momento successivo … per cui le intenzioni coscienti non sono all'origine dl nostro comportamento volontario, perché esse seguono cronologicamente l’attività cerebrale di preparazione motoria, facendo la loro comparsa solo quando il processo che porta al movimento è già stato innescato … quindi le intenzioni non sono veramente cause delle nostre azioni, perché il lavoro causale genuino è svolto da processi neurali che le precedono ampiamente nel tempo … i processi cerebrali inconsci possono causare quella che appare una libera scelta.
(Mario De Caro – Andrea Lavazza – Giuseppe Sartori --- Siamo davvero liberi? ---)

22 luglio 2015

Il contributo dell'uomo padre.

Il legame che i figli hanno con la madre è eccezionale. Un soldato ferito sul campo di battaglia, non importa di quale esercito, invoca la madre, non il padre … Pertanto ho sempre pensato che il ruolo del padre si limitasse alla fecondazione, il momento in cui occorre fornire meno della metà del DNA del bambino, una faccenda che si può sbrigare in un paio di minuti. Poi noi padri potremmo rintanarci dietro il giornale e lasciare il resto delle cure e dell’educazione alla madre. Ma a quanto pare i padri non possono cavarsela così facilmente … infatti anche l’uomo si prepara già durante la gravidanza della donna a esercitare il suo ruolo di padre. Avvengono dei cambiamenti negli ormoni che agiscono sul cervello … Già prima della nascita del bambino, nei futuri padri aumentano le concentrazioni dell’ormone prolattina che, nella madre, è importante per la produzione del latte. Ma la prolattina induce sia la donna che l’uomo all'accudimento. Nel contempo, nel futuro padre si riduce la concentrazione di testosterone, l’ormone sessuale maschile, e ciò provoca una minore aggressività nei confronti del bambino e una riduzione della spinta riproduttiva … Dopo la nascita la prolattina e l’ossitocina (ormone) influiscono sul comportamento paterno e sull'instaurarsi del legame padre e figlio … Con la paternità avvengono cambiamenti nella zona anteriore del cervello (corteccia prefrontale) … cioè aumenta la sensibilità alla vasopressina, un neurotrasmettitore che stimola il comportamento sociale e assiste i padri nei loro nuovi compiti.
(Dick Swaab --- Noi siamo il nostro cervello ---)