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17 giugno 2016

Cambiamento (seconda parte).

… Come si fa a riconoscere le proprie emozioni, a essere empatici verso gli altri, a crescere adulti sereni e responsabili, se fin da bambini non possiamo essere noi stessi? L’imperativo sii uomo non ha dato spazio ai gesti, alle parole e alle responsabilità della cura. Ha voluto creare maschi che non solo non devono chiedere mai, ma non devono neppure rispondere alle domande di chi ha bisogno di relazioni … Il modello tradizionale è un feticcio non più proponibile, ma allontanarsene troppo è un rischio, mette in discussione la propria identità. I ragazzi che vivono cercando di misurare con l’espressione dei desideri femminili, gli uomini che tentano di reinventare la propria relazione con i figli sono parte di un mutamento in corso che non ha ancora sufficiente visibilità o che viene interdetto dal potente strumento del ridicolo … In altre parole, il patriarcato non è un problema solo per le donne … Molti giovani maschi stanno ritrovando spontaneità e sicurezza. Non più costretti nel pesante obbligo del comando, stanno scoprendo la bellezza delle emozioni, e la possibilità di mostrarle anziché nasconderle.
(Graziella Priulla --- Donne nuove e uomini nuovi … da L’Ateo 1/2016 – n. 104 ---)

13 giugno 2016

Cambiamento (prima parte)

L’uguaglianza tra i sessi è la partita del nuovo umanesimo … È possibile uscire dalla rigidità imposta dal pensiero binario … Ciascuno di noi possiede all’interno della propria personalità una parte femminile e una parte maschile. Crescendo, svilupperemo una delle due in maniera predominante, continuando tuttavia a serbarle entrambe per far fronte agli adattamenti sempre più impegnativi che la vita man mano richiede. Così un uomo potrà giovarsi della sollecitudine e della tenerezza per accudire i suoi figli e dedicarsi alla sua compagna, senza per questo svirilizzarsi. Così una donna, senza perdere femminilità, potrà servirsi della sua parte maschile per affrontare una sfida professionale. Tutto questo comporterà un arricchimento del rapporto e insegnerà ad amare senza trasformare in oggetto chi si ama (come fanno spesso gli uomini), e senza cercare la fusione con chi si ama (come fanno spesso le donne) … Negli ultimi decenni molto è cambiato e nelle donne giovani colpiscono l’energia, la libertà con cui si muovono nonostante le difficoltà … non abbassano più gli occhi, quando sono guardate … Viviamo in una società tecnologicamente avanzata ma molti sono ancora analfabeti sul piano comunicativo, emozionale, relazionale …
(Graziella Priulla --- Donne nuove e uomini nuovi ... da L'Ateo 1/2016 - n. 104 ---)

6 aprile 2016

Pericolo disinformazione.

I social media sono una straordinaria opportunità per la libertà di informazione, ma hanno anche un lato oscuro, ovvero la diffusione pervasiva e senza freni di informazioni false e teorie del complotto, che potrebbero mettere a rischio la società … Il Web ha cambiato il modo in cui le persone si informano, interagiscono tra loro, trovano amici, argomenti e comunità di interesse, filtrano informazioni e formano le proprie opinioni. Questo scenario, unito all'analfabetismo funzionale (cioè l’incapacità di comprendere efficacemente un testo) e all'esposizione selettiva dei contenuti, guidata principalmente dal pregiudizio di conferma a  determinati contenuti può creare veri e propri fenomeni di massa attorno a informazioni false … Tutti possono pubblicare la loro versione e opinione su qualunque tematica, senza che poi ci sia un’effettiva verifica sulla fondatezza o quantomeno sulla sostenibilità di quello che è stato pubblicato. I contenuti fruibili sono prodotti dagli stessi fruitori e la veridicità come anche l’utilità delle informazioni sono asservite alle necessità del singolo utente che cerca spesso conferme coerenti a un suo sistema di credenze già strutturato e consolidato … Questo scenario, così fortemente disintermediato e guidato dai gusti di massa, è in grado di generare fenomeni virali su vasta scala che influiscono notevolmente sulla percezione pubblica di questioni anche importanti come salute, politica economica, geopolitica … Inoltre, una caratteristica è che gli utenti focalizzati principalmente su informazioni complottiste tendono a diffondere di più, tramite la condivisione con i propri amici, le informazioni complottiste … E cercare di far ragionare un sostenitore di una qualsiasi teoria di complotto è inutile, si ottiene l’effetto contrario … Purtroppo la complessità di alcuni argomenti, a volte, fa preferire all'utente, a prescindere dal livello di istruzione, una spiegazione più compatta, che identifichi chiaramente un oggetto da colpevolizzare … Questo contesto rende di fatto molto difficile informare correttamente, di conseguenza fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile.
(Walter Quattrociocchi --- L'era della (dis) informazione ... da Le Scienze- Febbraio 2016 ---)


11 marzo 2016

Alterità (terza parte)

Lo straniero è ritenuto inferiore per il timore che un innalzamento del suo livello di vita comporti per noi un precipitare al suo livello, fino a esserne sommersi, inglobati e risucchiati … Ma non è colpa dei cinesi se noi lavoriamo meno di loro, così come non è colpa loro se i nostri livelli di istruzione e preparazione professionale già oggi sono decisamente inferiori ai loro. Per non riconoscere la nostra indolenza lavorativa e ideativa (che è alla base dei processi di disgregazione delle nostre società opulente) preferiamo adeguarci sul pregiudizio razzista … Il timore del declassamento e della perdita della nostra identità non vale solo nei confronti dello straniero, ma anche nei confronti dell’universo femminile, la cui emancipazione è vissuta dall'universo maschile come una minaccia … Alla base del razzismo c’è, dunque, sempre il timore di perdere i propri privilegi … con, forse, un’unica motivazione quella di eliminare la concorrenza di coloro che nella storia sopraggiungono dopo di noi … non dunque il pigmento della pelle o le differenze culturali o religiose, ma il terrore di perdere la nostra ricchezza, perché tutti sappiamo che una ricchezza è tale non quando la si possiede, ma quando si è in grado di mantenerla … A questo punto (con il processo di globalizzazione che rende i confini incerti, le identità deboli) essere intolleranti non è più solo una faccenda di maleducazione, di arretratezza etica, ma è ritardo culturale di chi ancora non ha capito che il mondo in cui vive, essendo cadenzato esclusivamente dal mercato e dalla tecnica, ha spazzato via tutti i valori simbolici di razza, etnia, identità, individualità, religiosità, appartenenza, a favore dei semplici criteri di funzionalità ed efficienza … Per vivere all'altezza, occorre che le nostre scuole educhino la capacità di giudicare criticamente se stessi e le proprie tradizioni … cioè significa mettere in gioco tutte le credenze e accettare soltanto quelle che resistono alle richieste di coerenza e di giustificazione razionale … Oggi non si può più essere uomini restando chiusi nei confini angusti della propria tradizione, altrimenti possono crescere solo individui ignoranti e perciò intolleranti, perché non hanno mai assaporato il relativismo della propria cultura, della propria fede, delle proprie convinzioni, delle proprie persuasioni.
(Umberto Galimberti  --- I miti del nostro tempo ---)


9 marzo 2016

Alterità (seconda parte)

... Così oggi sia gli occidentali sia i non-occidentali sono forse chiamati a rinunciare a una parte della loro identità originaria per una identità utopica, da intendersi non come un sogno, ma come un lavoro che impegna l’uomo a scoprire le possibilità che ancora non hanno trovato espressione …Quanti, quando parlano dello straniero esigono la sua integrazione nella nostra cultura, nei nostri usi e costumi, perché se vuole abitare con noi, lo straniero deve essere il più possibile come noi. Rapportandoci in questo modo allo straniero noi non ci mettiamo in questione, non discutiamo i nostri valori, ribadiamo semplicemente la nostra identità, che lo straniero, con la sua estraneità, concorre a rafforzare … Non è civiltà, né operazione di giustizia chiedere all’altro di compiere tutto intero il cammino che lo porta a me, da solo, in una logica che non è di cooperazione, ma sottomissione … Ogni volta che allontaniamo il problema della diversità, confermiamo la nostra paura del diverso, che è poi la paura di quel diverso che ciascuno di noi è per se stesso, e da cui ogni giorno strenuamente ci difendiamo per mantenere la nostra identità … Più impazziamo a blindare il nostro Io più ci esponiamo all'invasione dell’altro, ottenendo dunque l’esatto contrario … Ma come si fa a incontrare davvero l’altro? … La coscienza di ciascuno di noi è sopraffatta dall'incombere dello sguardo dell’altro … e si ha il sospetto che se si affronta il problema della diversità, mettendo a fuoco solo la sofferenza, si finisce con il ridurre il mondo della diversità a un problema assistenziale … In questo modo perdiamo il confronto con la diversità, con la nostra e con quella altrui, per entrare spediti nella gabbia in cui inesorabilmente ciascuno di noi tende a rinchiudersi, credendo di essere il più normale dei normali … Io non penso che il razzismo scaturisca dal colore della pelle o dalle differenze culturali o religiose, ma sia piuttosto un sintomo che caratterizza le società sviluppate, attraversate da processi interni di disgregazione che minacciano l’identità collettiva e le condizioni di benessere …  E perciò, prima di identificare la propria patologia, si preferisce accusare lo straniero di essere causa della propria dissolvenza … Per ragioni economiche, dovute al fatto che nessuno di noi svolge più i lavori che affidiamo agli stranieri, accogliamo gli immigrati purché non si integrino, perché la loro integrazione cancellerebbe le differenze socialmente percepibili tra Noi (che ci consideriamo superiori) e Loro (che accogliamo solo se si mantengono a un livello inferiore e subordinato) … 
(Umberto Galimberti  --- I miti del nostro tempo ---)



7 marzo 2016

Alterità (prima parte)

Ma esistono davvero le etnie, le identità culturali con le loro inconfondibili radici, lo scontro fra culture dai valori inconciliabili che con tanta frequenza ricorrono nei discorsi della gente? C’è qualcosa di vero in queste espressioni, o non si tratta piuttosto di vere e proprie invenzioni senza alcun fondamento? … Non è il passato a produrre il presente, ma il presente che modella il suo passato. Di fatto l’etnia padana è stata di tutto punto inventata dalla volontà di autodeterminazione economica delle popolazioni del Nord, contro un’immagine del Sud che a loro parere le penalizza nella gestione della propria ricchezza. Ma siccome queste possono apparire motivazioni poco nobili, allora si scomodano i fattori culturali che, opportunamente strumentalizzati, si prestano a mascherare interessi anche legittimi ma, tutto sommato, di bassa lega … Quando si smetterà di millantare identità culturali che non esistono e che, se proprio vogliamo, sono state costruite più da una ricerca spasmodica di identità, che non si sa dove reperire se non in fantomatiche radici storiche? … Viviamo in mezzo a flussi di persone, idee, merci che si muovono in contesti sempre più svincolati dal territorio … parlare ancora di etnie o identità culturali ha tanto di arcaico … artificialmente ideato per giustificare i conflitti scatenati da ragioni difficilmente confessabili come gli interessi economici … L’Occidente, il cui stile di vita è caratterizzato da un alto livello di consumi, porta dentro di sé, un alto coefficiente entropico dovuto alla sua struttura, che è dissipativa, perché assorbe energia viva per restituirla degradata quando non del tutto consumata … Siamo tutti persuasi che il nostro modello di vita non può essere condiviso da tutti, perché il pianeta non dispone delle risorse energetiche necessarie … C’è una sfida che chiede un ripensamento generale della concezione occidentale dell’uomo come uomo economico, essendo ormai a tutti evidente che l’esistenza umana, sia la nostra sia quella degli immigrati, si giustifica solo se concorre all'incremento della produzione e del profitto … Oggi non c’è altra modalità di convivenza se non quella del reciproco riconoscimento … con il sostegno dell’alterità, che evita alle relazioni multiculturali di precipitare nella somma indifferente delle identità puramente accostate e rese esangui nel loro potenziale creativo … 
(Umberto Galimberti  --- I miti del nostro tempo ---)




20 gennaio 2016

L'ultima dimora.

Nonostante la loro familiarità con la morte, gli antichi temevano la vicinanza dei morti. Onoravano le sepolture, ma uno degli scopi dei culti funebri era quello di impedire ai defunti di tornare a turbare i vivi. Il mondo dei vivi doveva essere separato da quello dei morti. Per questa ragione i cimiteri erano situati fuori delle città … Ma i morti entreranno nelle città, da cui sono stati banditi per millenni. Questo è cominciato non tanto col cristianesimo, bensì con il culto dei martiri (erano sepolti nelle necropoli extra-urbane) di origine africana … I martiri avrebbero protetto i vivi impedendo di cadere nel peccato … Cosicché i luoghi venerati dei martiri attirarono a loro volta le sepolture … e la distinzione tra fuori e dentro la città cominciava lentamente  a scomparire … I morti già mescolati agli abitanti dei quartieri popolari dei sobborghi (che erano sorti intorno alle abbazie cimiteriali) penetravano così nel centro storico delle città. Ormai non c’è più differenza tra la chiesa e il cimitero. Nel linguaggio medievale, la parola chiesa non designava soltanto gli edifici della chiesa, ma tutto lo spazio che circondava la chiesa … Il termine cimitero finì per indicare la parte esterna della chiesa … È interessante osservare che, nella mentalità degli antichi, l’edificio funerario contava più dello spazio che occupava. Nella mentalità medievale, invece, lo spazio chiuso che comprende le sepolture conta più della tomba … Nelle grandi fosse comuni (fosse dei poveri) larghe e profonde parecchi metri, erano ammucchiati i cadaveri senza bara. Quando una fossa era piena, la si chiudeva e se ne riapriva una più vecchia, dopo aver portato le ossa disseccate negli ossari (luoghi all’interno dei cimiteri in cui vengono raccolti i resti dei defunti riesumati) ... Le spoglie di defunti più ricchi erano sepolte all’interno della chiesa, non in cripte, ma direttamente nella terra, sotto le lastre del pavimento. Non si aveva l’idea moderna che il morto dovesse essere installato in una specie di casa tutta sua, di cui sarebbe stato il proprietario perpetuo e che non si potesse sloggiarlo. Nel Medioevo (476 d.C. – 1492) e ancora nel 16-17° secolo, poco importava l’esatta destinazione delle ossa, purché rimanessero presso i santi o in chiesa. Il corpo era affidato alla Chiesa e non importava che cosa ne facesse, a patto che lo conservasse nel suo sacro recinto … Per più di un millennio ci si era sentiti perfettamente a proprio agio in questa promiscuità fra i vivi e i morti. Lo spettacolo dei morti, le cui ossa affioravano alla superficie dei cimiteri non impressionava i vivi più dell’idea della propria morte. Si cominciano a intravvedere segni di insofferenza, verso la fine del 17° secolo.
(Philippe Ariès --- Storia della morte in Occidente ---)


14 settembre 2015

La nuova realtà sociale.

Il mondo è cambiato radicalmente … è nata una nuova civiltà, nel cui ambito assistiamo al declino dell’Europa … Questa è una società che si trasforma in una maniera che definirei rivoluzionaria, anche se il termine è più facilmente applicabile a fenomeni ormai lontani nel tempo … Come quasi sempre accade, coloro che vivono queste grandi svolte nelle vicende della storia, salvo eccezioni, non se ne rendono conto. È quello che succede oggi … Stiamo vivendo un periodo eccezionale della storia del mondo. Dobbiamo capirlo e partecipare al cambiamento. Non possiamo consumare la vita come esseri che scivolano via ignari, che poco o nulla sanno di quanto accade intorno a loro. Che hanno nostalgia di ideologie defunte o addirittura putrefatte. Le ideologie tradizionali sono quasi tramontate, e quel che resta vivo è emigrato nella sfera della tecno-cultura … È evidente, per esempio, che la distinzione fra destra e sinistra ha perso il suo valore descrittivo, perché la nostra società in rapida evoluzione ci propone di continuo problemi che a fatica possono essere stretti in uno schema dicotomico … Dai partiti di massa, ideologici, organizzati, radicati sul territorio, si è passati a partiti senza società, personalizzati, influenzati dalle logiche della comunicazione e del marketing … Fra l’altro, assistiamo a un cambiamento provocato da un sistema mediatico in cui predominano i consumi a danno dei valori … I media hanno soffocato, o comunque reso troppo spesso irrilevanti, la famiglia e la scuola … La circolazione delle idee e dell’informazione si sviluppa in maniera differente, mentre le istituzioni inviano messaggi e formulano programmi che, ovviamente, quasi sempre nascono morti … I media sono gigantesche scuole di conformismo … Chi conquista il centro della scacchiera controlla il sistema di informazione in barba a qualsiasi teoria sulla libertà di stampa … La grande regola che controlla il nostro nuovo mondo: il consumismo in una realtà globalizzata.
(Sabino Acquaviva --- La fine di un mito ---)