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7 settembre 2020

Medicina alternativa 2

Uno degli aspetti più attraenti delle terapie alternative è che il paziente deve partecipare al processo di guarigione, che molto dipende da lui, dalla sua volontà. Questo però vuole anche dire, se qualcosa non funziona, non lo si può imputare alla cura: è lui che non ce l’ha messa tutta. I ciarlatani hanno così una perfetta giustificazione per la loro inefficienza.
(Tiziano Terzani --- Un altro giro di giostra)

16 maggio 2020

Medicina alternativa 1

La medicina alternativa non ha effetti secondari. Al massimo non ti fa niente, uno si sente dire. E quella può diventare una trappola mortale. Quanta gente, pensando di evitare le mutilazioni della chirurgia, le devastazioni della chemio e i pericoli impliciti nella radioterapia, si affida a soluzioni apparentemente più facili e più promettenti! … e questo è diventato un problema particolare, serio … il problema è che non ci sono filtri, non ci sono più controlli. Tutti credono di sapere tutto, tutti si sentono in grado di giudicare. Le leggi sono inadeguate e la caotica, indiscriminata valanga di informazioni prodotta da internet ha creato quell'ormai diffusissimo sapere a metà che è la peggiore e la più pericolosa forma di ignoranza … in questo vuoto, ogni ciarlatano finisce per avere buon gioco con la gente.
(Tiziano Terzani --- Un altro giro di giostra)

23 marzo 2016

La forza di cambiare.

Si dibatte, si discute, su matrimoni omosessuali, su testamento biologico, sulle tante censure imposte dalle innumerevoli religioni esistenti … Quanto ci viene raccontato e imposto fin da piccoli non è altro che una grossolana balla escogitata al solo fine di farci obbedire, lavorare e fare così arricchire i potenti. Il clero di qualsiasi origine ed il dio di turno sostengono questo umano sistema che di razionale e di civile ha molto poco … Alla base c’è quello che impropriamente potremmo definire imprinting, cioè tutto ciò che ci viene introdotto in testa fin dalla nascita, con l’imposizione del battesimo (o della circoncisione, o di qualche altra nefandezza), l’educazione che riceviamo, la quantità di cose orribili che impariamo a scuola … Dobbiamo obbedire a tutto quanto ci viene imposto … Che si divorzi, si abortisca o si faccia testamento biologico, gliene frega molto poco agli altri … Nessuno ha mai cercato concretamente di cambiare questo sistema dolorosamente inutile, di insegnare a scuola il rispetto per gli altri, l’altruismo consapevole … Se vogliamo essere veramente qualcosa e non una completa nullità, abbiamo l’obbligo di sforzarci un po’ … e l’unica possibilità che abbiamo è quella di sostenere la ricerca scientifica nel tentativo (forse molto improbabile) di cercare di risolvere i tanti problemi che non comprendiamo e che sfuggono alla nostra attenzione … Basta avere la pazienza di attendere e di andare nella direzione giusta, senza credere nei falsi profeti, in un qualche improbabile dio ed in tante novelle che l’Homo ha inventato ed escogitato per cercare di sopravvivere meglio ed altre favole artatamente costruite.
(Baldo Conti --- Grugniti da scimmione di foresta ... L'Ateo - n. 1/2016 - n. 104 ---)

11 dicembre 2015

Un'età da rivalutare (seconda parte)

Oggi i lavoratori dei paesi industrializzati vanno in pensione a un’età compresa tra i 50 e i 70 anni, a seconda delle normative e della professione svolta … Molti individui sopravvivono fino a un’età in cui non è più possibile lavorare … Quando l’aspettativa di vita si aggirava mediamente intorno ai 50 anni non c’era alcun bisogno di norme che imponessero il pensionamento a 60 o 70 … Molti lavoratori sono obbligati a ritirarsi a un’età fissata arbitrariamente (65-70 anni, per esempio) quando in realtà preferirebbero continuare a lavorare e ne sarebbero perfettamente in grado … Inoltre è necessario risolvere un nuovo problema connesso al pensionamento: il fatto che esso ponga fine anche alle relazioni di lavoro costruite nell'arco di una vita intera, precipitando l’individuo in un isolamento sociale ancora più profondo … Oggi esiste ormai una vasta tipologia di istituzioni (casa di riposo, comunità residenziali, alloggi per anziani, ospizi) che, in molti casi, possono funzionare anche bene, tuttavia non fanno che acuire l’isolamento sociale, fornendo nulla più di un luogo fisico in cui i vecchi possono essere accuditi sul piano dei bisogni materiali ma non certo di quelli sociali … A incombere come una minaccia sul crescente isolamento delle persone in età è la percezione che gli anziani di oggi siano meno utili dei loro coetanei delle precedenti generazioni … Attualmente la nostra conoscenza è depositata in forma scritta, e l’alfabetizzazione ha praticamente sottratto alla memoria degli anziani l’antica funzione di principale custode del sapere … In passato, la lentezza dei mutamenti tecnologici rendeva le competenze di un anziano molto utili. Ora il ritmo dell’innovazione è rapidissimo, le tecnologie diventano obsolete nell'arco di pochi anni e le competenze acquisite 70 anni fa sono ormai del tutto inutili … In sintesi, la vita media si è allungata, gli anziani godono di migliore salute fisica … ma agli occhi della comunità gli anziani hanno smesso di essere utili e questo si traduce in una più marcata infelicità sociale … Che fare? Oggi le donne partecipano in misura crescente alla forza lavoro … per le coppie di giovani lavoratori i nonni (altamente motivati a prendersi cura dei nipotini, esperti perché hanno già cresciuto i propri figli e disposti a lavorare gratis) rappresentano un’ottima soluzione al problema dell’assistenza dei figli … Tuttavia c’è una considerazione da fare: oggi è piuttosto frequente che le coppie posticipino di molto, persino ai 40 anni la nascita del primo figlio e, a quell'epoca, c’è il pericolo che i nonni, ormai prossimi ai 70 se non agli 80, manchino delle energie necessarie ad accudire per tutta la giornata un bimbo in tenera età … Tra le qualità utili che con il passare del tempo tendono a venir meno vi sono l’ambizione, la competitività, la forza e la resistenza fisica, la capacità di concentrazione intensa e prolungata e l’abilità di ragionare in modo innovativo su problemi circoscritti … Viceversa, quelle utili che tendono ad aumentare con l’età comprendono l’esperienza nel proprio campo di attività, la capacità di inquadrare le persone e di gestire i rapporti personali, la disposizione ad aiutare il prossimo senza egocentrismi … In generale, insomma, la società dovrebbe utilizzare gli anziani per le attività che sanno svolgere con competenza e con piacere, anziché obbligarli a mettere insieme settimane lavorative di 60 ore come i loro colleghi più giovani e ambiziosi oppure, all'estremo opposto, imporgli stupidamente di ritirarsi dal lavoro a un’età del tutto arbitraria, come purtroppo accade in molte nazioni europee … La sfida più importante è quella di reinventare un nuovo stile di vita per le persone più avanti negli anni.
(Jared Diamond --- Il mondo fino a ieri ---)


10 dicembre 2015

Un'età da rivalutare (prima parte)

Quali servizi possono rendere gli anziani alle società tradizionali? … Nella maggior parte dei casi, i giovani che provvedono ai loro vecchi dichiarano di farlo non per un vantaggio evoluzionistico, bensì per amore, rispetto e gratitudine … Tutti sappiamo che in una società alfabetizzata il grosso delle informazioni viene conservato e tramandato in forma scritta o digitale (enciclopedie, libri, riviste, carte geografiche, diari, appunti, lettere, Internet) … Ma le società prealfabetizzate non hanno a disposizione tutto ciò e devono fare affidamento solo alla memoria umana, cioè le menti degli anziani sono le enciclopedie e biblioteche delle società tradizionali … Quindi, in tali società prendersi cura degli anziani è una questione di vita o di morte, un obbligo essenziale … Dunque, la cura o la mancanza di cura nei confronti degli anziani dipende dalla loro effettiva utilità sociale … Quanto maggiore è l’utilità sociale degli anziani, tanto maggiore è la probabilità che li si tratti con riguardo … Tuttavia è impossibile sfuggire alla cruda realtà che prima o poi si perviene inesorabilmente a una condizione in cui è impossibile vivere in maniera autonoma e fare affidamento soltanto sulle proprie capacità, e l’unica possibile soluzione consiste nell'affidarsi all'aiuto altrui … La dipendenza è tanto dolorosa per l’anziano costretto ad accettarla, quanto per il figlio che assiste al declino di un genitore un tempo perfettamente autonomo … Oggi, rispetto al passato, i vecchi vivono mediamente più a lungo, in condizioni di salute migliori, con più opportunità per il tempo libero … L’aspettativa di vita è mediamente pari a 79 anni (in Giappone si raggiunge il livello record di 84) e la qualità di vita è assai migliore … Ma la piramide della popolazione si va rovesciando: una volta avevamo giovani in quantità e pochi vecchi, oggi abbiamo vecchi in abbondanza ma pochi bambini … Attualmente nei paesi più poveri coloro che hanno superato i 65 anni di età rappresentano solo il 2 per cento della popolazione totale, ma in alcuni paesi del Primo Mondo la loro percentuale è anche 10 volte superiore … La prima e più evidente conseguenza negativa di questi dati demografici è l’aumentato carico sociale, perché un numero minore di persone in età produttiva si trovano a dover sostentare un numero maggiore di anziani improduttivi … Continuando a lavorare, noi vecchi impediamo alla generazione dei nostri figli e dei nostri nipoti di trovare sbocchi sul mercato del lavoro; ma se smettiamo di lavorare e pretendiamo che i redditi (del numero sempre meno consistente di giovani) continuino a finanziare la previdenza sociale e il nostro tempo non produttivo, imponiamo ai giovani un carico finanziario senza precedenti. E se immaginiamo di trasferirci a casa dei nostri figli perché si occupino del nostro sostentamento e della nostra assistenza, scopriamo poi che hanno già altri programmi … 
(Jared Diamond --- Il mondo fino a ieri ---) 

18 novembre 2015

Impossibile cambiare?

Sino ad alcuni decenni orsono, gli atenei italiani hanno visto spesso nelle loro aule una classe docente all'avanguardia mondiale … Ma le cose oggi sono apparentemente cambiate. Oltre a un processo che ha visto erodere il patrimonio morale dell’università italiana, anche le regole formali del gioco non facilitano più, secondo alcuni, una selezione seria e meritocratica del personale universitario né un monitoraggio accurato dell’attività scientifica svolta da chi già ricopre una posizione a tempo indeterminato. Colpevole sembra essere un coacervo di concause difficilmente individuabili con chiarezza, anche se forse sono pure il frutto dell’estinzione di una generazione di studiosi di eccellenza e di grande dirittura morale, cui si può forse rimproverare di non aver saputo gestire efficacemente la loro successione  e di non aver combattuto quei mali della loro università (consorterie baronali, assenteismo) di cui essi erano immuni ma che tolleravano. Ma soprattutto il particolare regime giuridico-economico di favore di cui gode il corpo docente italiano. Si parla, infatti, di trattamenti privilegiati e non correlati alla produzione scientifica e quindi di una mancanza strutturale di incentivi che spingano i ricercatori a intensificare la propria competenza, come avviene invece in altri paesi … Spesso si sente affermare che il legame fra produttività e retribuzione dovrebbe essere esteso anche a coloro il cui compito è quello di produrre idee, le quali, però, non sono riducibili e assimilabili ad altri beni economici … È difficile valutare il rendimento (e la produttività) di coloro il cui compito è quello di pensare, riflettere, allargare il campo del sapere. Nell'area anglosassone la quotazione di un ricercatore avviene sulla base dei lavori (articoli) che egli ha pubblicato nelle riviste scientifiche considerate prestigiose. Tale meccanismo costituirebbe un efficace incentivo per gli studiosi a fare sempre meglio, a pubblicare con continuità e a non adagiarsi sugli allori … A prima vista, la logica di estendere il regime della concorrenza all'attività scientifica sembra ragionevole … ma a un’analisi più approfondita sorgono alcuni dubbi. Infatti richiedere a un ricercatore un flusso costante di risultati coronati dal successo editoriale, potrebbe disincentivarlo dal lanciarsi in progetti ambiziosi e rischiosi i cui risultati, eventualmente, troveranno attestazione scientifica più avanti nel tempo, inducendolo, al contrario, a concentrarsi su lavori di minore importanza ma di immediata visibilità (pubblicabilità) … L’altro problema è come si possa pervenire a stabilire oggettivamente la reputazione di una rivista considerata (poi) top, la quale ha il potere di apporre su un lavoro, anche mediocre, il marchio della qualità, sottraendolo di fatto ad ogni ulteriore criterio valutativo (magari frutto di una lettura attenta e profonda) … Come è possibile stilare un ranking dei giornali scientifici ? … Nella realtà a stabilire il prestigio delle tribune scientifiche d’eccellenza non sono i potenziali acquirenti (o consumatori), bensì gli stessi appartenenti alla professione, cioè non quelli che consumano le idee, ma quelli che le producono. In genere, invece, il giudizio sul pane non lo dà il fornaio, bensì l’acquirente  … Il processo che conduce alla classificazione delle riviste crea inevitabilmente ambiti di potere, che influenzano selezioni e valutazioni e tendono in linea di principio all'esclusione delle scuole minoritarie, le quali non riescono a far entrare i propri giornali in tali classifiche. Quindi, chi intraprende una carriera accademica deve preoccuparsi  di pubblicare i propri lavori sulle riviste top, il che a sua volta richiede un’adesione al credo maggioritario ... Si ha così il paradosso di consolidare il monopolio del pensiero dominante e indebolire il pluralismo e la differenziazione del prodotto tanto auspicate.
(Francesco Magris --- La concorrenza nella ricerca scientifica ---)