9 novembre 2015

Leggerezza, inganno o incapacità? (seconda parte)

La matematica, non la semplice algebra ma quella un po’ più complessa del calcolo infinitesimale, entra (marginalisti o neoclassici, il cui maggior esponente fu Léon Walras) nella grande economia alla metà dell’Ottocento. Per Walras il mondo economico non era altro che un mondo regolato da leggi di natura e quella fondamentale che manteneva tutto in equilibrio era la legge della domanda e dell’offerta (invece, fino ad allora, i padri dell’economia classica - Smith, Ricardo, Marx – sostenevano che il valore di una merce e il suo prezzo, erano determinati dal costo, dalla fatica, dalle materie prime impiegate, insomma un criterio oggettivo, realistico, concreto), un criterio soggettivo (utilità marginale) che tiene conto delle preferenze del consumatore. È qui che entrò in gioco la matematica che ci consente di calcolare l’utilità attraverso una funzione … A tutt'oggi questo approccio soggettivo è considerato da alcuni economisti sbagliato, perché i prezzi sono più influenzati dai costi (che dal comportamento del consumatore), come emergerebbe osservando il comportamento degli stessi imprenditori … Nel corso degli anni sono state elaborate formule su formule per cercare di misurare e codificare tutte le possibilità economiche, ma le stesse non ci hanno fornito ricette efficaci per vivere meglio e neanche per prevedere le crisi … Negli anni Settanta fu coniato il celebre appellativo di Chicago boys per indicare gli economisti (formatisi presso l’Università di Chicago) che collaborarono alla riforma (miracolo cileno) delle pensioni del dittatore cileno Augusto Pinochet … Milton Friedman (1912 - 2006), l’esponente di punta della scuola di Chicago e supporter di Ronald Reagan, ha sempre sostenuto che l’uomo agisce in modo razionale, grazie al fatto che possiede tutte le informazioni necessarie, e sa calcolare in ciascun momento le proprie convenienze … per cui se i tassi sono bassi i cittadini consumano (piuttosto che risparmiare, perché non hanno convenienza a mettere i soldi in banca) e al tempo stesso gli imprenditori prendono soldi in prestito e investono. Così operando, domanda e offerta si equilibrano e il libero mercato funziona a meraviglia … Ma tutto ciò non spiega perché, nell'andamento effettivo dell’economia, l’istinto prevale sul calcolo ragionieristico. E non tiene conto della disoccupazione e della povertà, oltre a non spiegare la crisi … Ma Friedman voleva colpire l’economista britannico John Maynard Keynes (1883 - 1946) che tanto aveva influenzato  l’azione e il pensiero degli anni Trenta in poi … Keynes, sosteneva che le scelte di risparmio dei consumatori non sono tanto legate al brutale tornaconto del portafoglio, ma ad una serie di considerazioni sulla propria condizione, che possono indurli a tenersi un po’ di soldi sotto il materasso se non ci vedono chiaro. Lo stesso dicasi per gli imprenditori che, invece di farsi guidare dal costo del denaro, si basano su una serie di intuizioni viscerali (animal spirits) e considerazioni di lungo periodo sul successo dell’investimento. Per cui molte risorse potrebbero rimanere inutilizzate e, di conseguenza, il sistema non girare a pieno ritmo. L’unico modo per intervenire e fronteggiare una possibile crisi, è quello della mano pubblica, al fine di distribuire un po’ di denaro e farlo spendere … Gli epigoni di Friedman hanno proseguito sulla stessa strada tracciata dal maestro … finendo col giocare con la finanza dei derivati e dei collaterali … Infatti elaborarono (Robert Merton, Fisher Black e Myron Scholes) un modello in base al quale era possibile conoscere perfettamente il valore futuro di un titolo derivato (cioè un titolo il cui valore deriva da un altro - obbligazione, azione o un mutuo subprime). L’equazione (formula Black-Scholes) diede grande stimolo al mercato dei futures (cioè quei contratti a scadenza che, senza impegnare l’intero capitale, permettono di comprare o vendere a un prezzo predefinito). Ma la pietra filosofale del mercato ebbe un primo infortunio nel crac di Wall Street del 1987 … Ma nonostante le crepe che cominciavano a manifestarsi da più parti, l’ideologia dei mercati prevedibili e razionali non è stata più accantonata e l’equazione maledetta è riapparsa nel crac dei subprime del 2008 … Gli esperti spiegano che tale equazione si limita a prevedere l’andamento dei mercati sulla base di un tradizionale calcolo delle probabilità che considera una miriade di eventi, anche rari come guerre o scoperte scientifiche, ma non tiene conto che i mercati si possono muovere anche in base all'euforia irrazionale e all'imitazione. Cioè i modelli funzionano solo in situazioni ordinarie … Il problema è che la teoria economica si basa su forti assunti (razionalità degli agenti, mano invisibile, efficienza del mercato) che si sono trasformati in assiomi … Poi si pensa che quello che è avvenuto in passato debba riproporsi in futuro, valutando trascurabile la probabilità di eventi estremi … Inoltre, si continua a pensare che piccole azioni producano semplicemente piccoli effetti … La chiave di volta è quella di sostituire al calcolo delle probabilità tradizionale (che riesce a prevedere eventi incerti ma solo all’interno di un universo di razionalità) un metodo in grado di prevedere situazioni complesse in cui sono determinanti l’irrazionalità, il panico, l’effetto gregge … Gli economisti prendono dei modelli matematici ma non stanno a guardare la qualità di quello che ci mettono dentro (Giuseppe Roma).

(Roberto Petrini --- Processo agli economisti ---)



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