18 dicembre 2015

Escamotage (seconda parte)

... Nel corso dell’evoluzione non ci siamo miracolosamente dotati di un’anima (o spirito, o coscienza, o mente) extrabiologica, ossia diversa sostanzialmente da quella degli altri animali. Anche la coscienza umana, infatti, non è una cosa, una sostanza, ma una funzione neurocerebrale … Non ha, insomma, nessuna sostanziale autonomia … L’ipotesi che sembra più accettabile è che siccome noi esseri umani abbiamo un cervello capace di funzioni conoscitive molto complesse e sofisticate, il nostro organismo, per risolvere i problemi postigli dall'ambiente, è in grado di inventare (ossia, di trovare) soluzioni nuove, anziché limitarsi a reagire al livello degli automatismi istintivi. Ciò che chiamiamo coscienza è una sorta di equilibrio dinamico fra automatismi istintivi e funzione inventiva (o immaginativa o creativa) del nostro cervello. L’essere umano (come del resto anche altri animali, sia pure in misura minore) è cosciente e creativo solo nel senso che può agire (e reagire) in modo imprevedibile, senza essere condannato ad attenersi meccanicamente ai cliché dell’istinto. Lo stadio evolutivo da noi raggiunto, infatti, ci consente una gamma di risposte molto più ricca di quella che contraddistingue tutte le altre specie animali a noi note … Il senso di colpa si è evoluto di pari passo con il progredire della mentalità moralistico-religiosa. In particolare, l’avvento del cristianesimo ha alimentato il mito della natura umana inevitabilmente miserabile, peccatrice … Si tratta comunque di forme d’ansia, cioè di patemi psicopatologici, correttamente definibili neurologici … Queste patologie neurologiche hanno certo contribuito anche loro a far sì noi uomini inventassimo qualcosa da adorare o idolatrare allo scopo di acquietarci. Ma una volta creata dall'uomo, la nostra divina creatura, diventa a sua volta un feticcio ansiogeno, anzi, l’Ansiogeno per eccellenza, in quanto ci fa sentire inadeguati alla sua presunta perfezione e, soprattutto, alle sue presunte richieste. Ai nostri giorni, comunque, si va facendo strada (tra mille resistenze ataviche) la consapevolezza rasserenante che ogni senso di colpa è solo un disturbo emotivo più o meno grave, un’ansietà, un’angoscia che è legittimo oltre che benefico cercare di rimuovere … Ripeto, non cercheremo mai abbastanza di liberarci da qualunque tomentoso incubo, e quindi anche da qualunque ossessione biblica del peccato … Tendo a rifiutare la fede in qualunque idolo o divinità. Taluni credenti obietteranno quanto sia arduo vivere, agire, lottare, morire sapendo che dio non c’è. È arduo, certo: ma proprio questo è il destino di ogni essere vivente, e quindi di ogni essere umano. Che lo si accetti o meno … non è certo questo un buon argomento per sentirci in dovere di credere che dio esista, né, tanto meno, di conformarci a venerandi sacri testi, per suggestivi che essi siano. In estrema sintesi, probabilmente  ci farebbe comodo che dio ci fosse, ma questo non prova affatto la sua esistenza. Dobbiamo quindi rassegnarci a vivere senza dio …
(Paolo Caruso --- Vivere senza dio ---)


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