29 aprile 2016

La fede rinforzata.

Vi siete mai chiesti come mai i credenti ai funerali siano sempre così tristi e come mai le loro cerimonie funebri siano immancabilmente così tetre e lagnose? … Eppure, a ben vedere, la morte per i credenti dovrebbe essere un evento felice, e ai funerali dovrebbero andarci con gioia, fare grandi feste, utilizzare colori vivaci e rallegrarsi per il defunto, che può finalmente lasciare questa valle di lacrime e raggiungere il suo creatore in un mondo di eterna beatitudine … Pensiamo ai pellegrinaggi cattolici (come Lourdes) … Ma che senso ha, per un credente malato, sperare in una miracolosa guarigione? Una cosa che non farebbe altro che prolungare la sua permanenza in questa valle di lacrime? Sarebbe molto più logico, invece, chiedere alla madonna un drastico peggioramento della salute, per poter al più presto ricongiungersi al proprio creatore … Eppure questo, caso strano, non avviene mai … Pensiamo infine ai casi di malattia terminale. Perché mai i cattolici si oppongono in maniera così ostinata non soltanto a qualsiasi forma di testamento biologico (o direttive anticipate) … ma anche semplicemente al diritto dei pazienti di rifiutare le cure e sono invece molto spesso fautori dell’accanimento terapeutico … Per non parlare poi della loro completa condanna del suicidio … Ma com'è possibile che la religione fallisca così miseramente nello svolgere la sua funzione principale che, a detta di molti, sarebbe proprio quella di placare la nostra paura della morte … Il fatto è, per l’appunto, che si tratta di una illusione, ossia di un qualcosa che non ha niente a che vedere con la realtà. La realtà ci dice infatti che i morti sono morti e che, per quanto noi possiamo rimpiangerli, resteranno sempre irrimediabilmente morti e non saranno mai più vivi: e ci dice anche che nessun morto è mai tornato dall'aldilà, da quel meraviglioso mondo di beatitudine eterna, per descrivercelo e darci conferma concreta della sua esistenza. La realtà nega ogni evidenza di qualsiasi forma di immortalità … e ci pone drasticamente di fronte alla consapevolezza della irrimediabile mortalità e finitudine di qualsiasi essere vivente … Le religioni riescono a convincere i loro fedeli del contrario facendo leva sulla loro irrazionalità, sulle loro paure e, soprattutto, assecondando abilmente la loro psicologia, ben consce del fatto che ogni credente prima di qualsiasi altra cosa vuole credere, vuole venire illuso, desidera fortemente che qualcuno lo convinca dell’inesistenza della morte permettendogli di vivere senza mai guardare in faccia la realtà … Per tenere in vita le loro illusioni tutte le religioni mettono in atto una serie infinita di rinforzi: rituali di ogni genere, i raduni dei fedeli, le cerimonie solenni, i vari catechismi, l’indottrinamento dei bambini, la presenza continua sui media … Il credente, dunque, crede perché vuole credere e perché la sua fede irrazionale viene, come detto, continuamente rinforzata… La sua illusione è appesa a un filo … ma non può rinunciarvi, perché su di essa ha fondato tutte le sue rassicuranti certezze. Se il nostro credente viene messo con le spalle al muro, se la sua illusione rischia di venire demolita, lui non ce la fa più, non può tollerarlo e diventa molto suscettibile, perché non può permettere che la sua fede vacilli, ma d’altro canto non può neanche difenderla con metodi razionali. Messo alle strette, il credente diventa cattivo: ed è da qui che nasce la violenza.
(Enrica Rota --- Questa valle di lacrime… e la beatitudine eterna ... L'Ateo - n. 2/2016 - n. 105 ---)

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